Gad Lerner

27.09.2026

È uno dei giornalisti più apprezzati della televisione italiana, promotore e conduttore di formati tv che hanno fatto la storia del piccolo schermo

Nato a Beirut nel 1954 da una famiglia ebraica, a soli tre anni si è dovuto trasferire a Milano. Giornalista e autore tra i più autorevoli del panorama italiano, capace di intrecciare cronaca, memoria e analisi politica, nei suoi lavori affronta i nodi dell'identità ebraica, le migrazioni e le trasformazioni sociali dell'Italia contemporanea. Ha raccontato il lavoro, le disuguaglianze e le fratture culturali che attraversano il Paese, mantenendo uno sguardo critico sul potere e sui media, e nei suoi libri e programmi televisivi alterna inchiesta e riflessione personale, con un'attenzione costante ai temi della democrazia e della responsabilità civile.

Come giornalista, ha lavorato nelle principali testate italiane da inviato o con ruoli di direzione, ha ideato e condotto vari programmi d'informazione televisiva alla Rai, La7 e Laeffe ed è stato direttore del Tg1. Oggi scrive per il manifesto.

Con Feltrinelli ha pubblicato Operai (1988, 2010), Tu sei un bastardo. Contro l'abuso delle identità (2005), Scintille (2009), Concetta. Una storia operaia (2017), L'infedele (2020) e ha curato, insieme a Laura Gnocchi, Noi, Partigiani. Memoriale della Resistenza italiana (2020) e Noi, ragazzi della libertà (2021). Nel 2024 ha pubblicato Gaza. Odio e amore per Israele (2024) e il suo ultimo libro, scritto a quattro mani con Riccardo Di Segni si intitola Ebrei in guerra. Dialogo tra un rabbino e un dissidente (2025).

Ebrei in guerra. Dialogo tra un rabbino e un dissidente
Il rabbino capo di Roma e un ebreo che ha assunto posizioni critiche su Israele in guerra si confrontano sulla tragedia in corso e sulle divisioni dell'ebraismo contemporaneo. Affrontano temi di cruciale attualità: le sofferenze di tutte le popolazioni coinvolte nel conflitto, il sionismo religioso, il nuovo antisemitismo, il rapporto difficile con la Chiesa cattolica, la sospetta ammirazione delle destre nazionaliste per Israele, il divorzio degli ebrei dalla sinistra, i rapporti fra la diaspora e lo Stato ebraico, la piaga del fanatismo. I giudizi restano distanti anche sulle polemiche che hanno agitato le Comunità ebraiche italiane dopo la pubblicazione di un appello contro la pulizia etnica sottoscritto da una minoranza di dissidenti. L'ebraismo è al tempo stesso una religione, una cultura e una nazione, ma in che misura questi aspetti possono coesistere senza entrare in conflitto? "Ebrei in guerra" ha dunque molteplici significati; perché se è vero che Israele chiama gli ebrei a essere coinvolti nella sua guerra, altrettanto vero è che il dissenso interno dà luogo a lacerazioni profonde.

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